Punto di vista femminista


Molte femministe, tra cui Andrea Dworkin e Catharine MacKinnon, sostengono come tutta la porno video sia umiliante per le donne o come contribuisca alla violenza contro le donne, sia durante il processo produttivo che poi col suo consumo. La produzione di porno video, sostengono, comporta la coercizione fisica, psicologica o economica delle donne che ci lavorano, e sostengono che l’abuso e lo sfruttamento delle donne è dilagante; nel suo consumo, accusano la pornografia di erotizzare la dominazione, l’umiliazione e la coercizione delle donne, e rafforzare così atteggiamenti sessuali e culturali che sono complici di stupro e molestie sessuali. Incolpano la pornografia di presentare un’immagine gravemente distorta dei rapporti porno video sessuali, e di rinforzare i miti sessuali; in quanto mostrano sempre le donne come prontamente disponibili e desiderose di impegnarsi in rapporti sessuali in qualsiasi momento, con qualsiasi uomo, alle condizioni degli uomini, sempre rispondendo positivamente alle eventuali proposte che gli uomini fanno. Sostengono che, poiché la pornografia mostra spesso donne che godono e desiderose di essere attaccate in modo violento dagli uomini, donne che dicono “no” quando in realtà vogliono sesso, che combattono per poi finire a godere dell’atto – questo possa influenzare la comprensione pubblica sui problemi legali, come il consenso per i rapporti sessuali. In contrasto con queste obiezioni, altri studiosi femministi sostengono come il movimento femminista lesbico nel 1980 sia stato un bene per le donne nell’industria del porno.…

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